Santa Maria di Merino, tra culto e folklore.

Aggiornamento: 14 ott 2021


Uscita dalla Cattedrale
Una statua lignea viene ritrovata sulla spiaggia di Merino da due pescatori, uno viestano e uno peschiciano. Entrambi vorrebbero per sé l'effigie ma non si accordano e lasciano decidere al caso… Un racconto popolare così spiega la nascita del culto per santa Maria di Merino. Culto che nel corso dei secoli si è arricchito di significati e riti che oggi fanno parte del patrimonio culturale del paese. Approfondiamo insieme…

Dopo giorni di una burrasca particolarmente violenta due pescatori, uno di Vieste e uno di Peschici, percorrono la spiaggia di Merino per constatare lo stato del mare e eventuali danni alle loro imbarcazioni. Vedono spuntare tra i grovigli di alghe portati a riva dal mare una statua, forse una polena o forse parte di un carico da Bisanzio diretto a Venezia. Ma i due pescatori le attribuiscono subito un significato propiziatorio, di benedizione, in quanto raffigura una donna che alza gli occhi al cielo e ha una mano sul cuore. Entrambi i pescatori vorrebbero portare l'effigie nel proprio paese, ma non si accordano. Pensano infine di caricarla su un carretto, a cui legano un bue di Vieste e uno di Peschici: quella statua apparterrà alla città verso la quale i buoi spontaneamente andranno.

E i buoi si avviano verso Vieste.


Dipinto leggenda ritrovamento

Nei pressi della spiaggia del ritrovamento nasce il santuario, tutt'oggi esistente, dedicato per l'appunto a Santa Maria di Merino. Ed è lì che la statua rimane per molto tempo, finché gran parte degli insediamenti umani si spostano nella zona che oggi è occupata dal paese. Insieme al popolo si sposta anche l'effigie, venerata in cattedrale.


La processione del 9 maggio


Nove giorni di preghiera e riti popolari in cattedrale preparano il popolo alla festa dedicata a Maria il 9 maggio. Durante le novene, la cattedrale è tappezzata di arazzi in suo onore, e la statua di Maria di Merino che durante l'anno è posizionata nella cappella del popolo, viene intronizzata nella navata centrale e ai suoi piedi vengono collocate le statue dei santi presenti nella cattedrale stessa o in altre chiese del paese (portate a spalla dalle congreghe di appartenenza).


Santa Maria accompagnata da altri Santi
Gli arazzi

L'8 maggio, a sera, Maria che per la durata della novena resta assisa sull'altare, viene posta nella regale "cassa di città", nella quale percorre per le vie del paese il giorno successivo fino al cambio con la "cassa di campagna", più umile e leggera.


Cassa di città e di campagna

Gli stessi santi, che durante la novena la circondavano , il 9 maggio aprono la strada a Maria nel pellegrinaggio a piedi verso il santuario di Merino. La folla attende quella che chiama "l'uscita dei santi" dalla cattedrale con uno scroscio di applausi. La processione inizia a snodarsi tra le vie del centro storico e poi del corso principale, fino alla prima tappa che è proprio "la pietra della Madonna", presso la quale avviene il cambio della cassa.

Il cambio della cassa è uno dei momenti salienti di commozione per il popolo viestano, perché legato al modo più personale di vivere la festa a Maria e per i rimandi alla tradizione popolare: questa prima tappa diventa l'ultimo momento di preghiera per chi sa che non potrà fare il pellegrinaggio a piedi per motivi di salute. In passato anche alle vedove non era consentito, per lutto, aggregarsi al pellegrinaggio. Una bella tradizione, ormai in disuso, voleva che il 9 maggio le ragazze che si erano sposate durante l'anno indossassero l'abito nuziale come segno di devozione e richiesta di benedizione a Maria.



E' il momento di avviarsi verso il santuario: all'andata Maria di Merino, che per tutto il tragitto viene sempre portata a spalla dai fedeli, guarda verso il mare per dare la sua benedizione ai marinai, ai pescatori e a tutte le attività al mare legate. Mettiamo un punto fermo alle attività al mare legate. Fa più soste ad altre cosiddette "pietre della Madonna" per dar modo ai pellegrini di riposare e a quelli che abitano nella periferia di avvicinarsi per vederla passare e lanciare petali di fiori sul suo percorso. Attraversata la spiaggia di Scialmarino, sulla quale il racconto popolare vuole sia stata trovata, tra canti e rosari dialettali, si giunge all'ultima tappa, per la benedizione dei campi.



Da questo momento in poi, dopo la sosta più lunga al santuario di Merino e le sante messe in suo onore, Maria procede nel rientro in paese con lo sguardo rivolto all'entroterra, e quindi ai campi, per benedire i contadini e ogni frutto della terra. Sulla collina di San Lorenzo avviene un'altra sosta, con il canto dei vespri.


San Lorenzo

Ci troviamo molto vicini al paese ma la processione rallenta il cammino per aspettare che scenda la sera. I pellegrini accendono le fiaccole e intonano canti alzando le al cielo.


Ad attenderla all'ingresso del paese ci sono di nuovo i santi che la mattina erano usciti in processione e che ancora una volta nel corteo precedono la Madonna di Merino.


Rientro a sera

Simbolicamente a Maria si consegnano le chiavi della città e la si pone ancora una volta nella "cassa di città", quindi la processione avanza verso la Cattedrale, passando sotto le arcate accese a festa e dopo aver assistito tutti insieme, Madonna e popolo, a uno scenografico spettacolo pirotecnico.



La commozione è palpabile in Cattedrale, le ultime preghiere concludono una lunga giornata. Una giornata che è stata lunga e ancor più sofferta per quanti il 9 maggio non riescono ad essere a Vieste. È talmente radicato nei cuori dei viestani il culto di Maria che non poter essere presenti per la sua festa è motivo di rammarico e pena.


Una pagina di diario scritta da Don Antonio Spalatro il 9 maggio 1948 è rappresentativa di quel rammarico:

"A quest'ora ritorna! Nella nicchia dorata col volto assorto, in espressione di mistica unione con Dio, rivolto al bel mare di Vieste. Fra qualche ora la lunga spiaggia di S. Lorenzo si riempirà di lunga scia di ceri. Il canto prima lontano, si farà a mano a mano più vicino e forte, rinforzato dalle voci fresche dei figli che le vengono incontro! A sera poi, nella nicchia luccicante di luci, passerà sotto la galleria illuminata a giorno.

S. Maria di Merino, prega anche per me lontano da Vieste!".

L.P.


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